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Laboratorio di scrittura creativa RAI-ERI “Il libro che non c’è” - Il desiderio segreto

Il desiderio segreto

Lavoriamo ancora sulla voce narrante che è il presupposto fondamentale di qualsiasi narrazione. Sembra quasi di ritornare sugli stessi argomenti ma narrare è come prepararsi per una gara: bisogna allenarsi e insistere con gli stessi esercizi per raggiungere uno scopo e ottenere una prestazione di un certo livello. Il nostro obiettivo è mettere a fuoco il punto di vista del narratore rispetto al protagonista. Perché solo quando la voce narrante entra in simbiosi col personaggio, quando ci si appropria del desiderio segreto che esso nasconde, se ne conosce la vita, le speranze e le paure, solo quando viviamo accanto a lui e diventiamo il suo amico fidato, solo allora possiamo sperare di costruire una storia credibile e appassionante.

Perché, tiene a ripetere la Gaglianone, la narrazione è movimento, è un desiderio da soddisfare, è un conflitto che deve essere risolto e tu, voce narrante, devi conoscerlo perché è quello che da il ritmo narrativo, che smuove la storia. E allora ecco che parliamo di Renzo e Lucia nel desiderio di realizzare il loro “sogno giusto”, del pio Enea alla ricerca di una nuova patria, della famiglia dei Malavoglia nel tentativo di migliorare le proprie condizioni economiche. E infine Dante che desidera superare le proprie paure, ha sete di conoscenza e vuole raggiungere un’armonia superiore. Ma anche noi, dice la Gaglianone, abbiamo il nostro desiderio segreto e da lì nasce il conflitto che muove le nostre giornate. Ecco, così si costruisce un personaggio credibile. Conoscendolo.

A questo punto, l’energica e vibrante docente, si avvicina a un tabellone di quelli usati nelle sale riunioni. Prende un pennarello e sul foglio di carta scrive una frase: non pensava che le cose potessero andare così, si girò intorno con aria sconsolata e si incamminò verso l’uscita.

Dice: È un momento di delusione. Teatralizzate questa frase e visualizzate il vostro personaggio. Scrivetene l’identikit, descrivetene il viso, l’altezza, le aspirazioni e la situazione che ha portato a quello sconforto.

Stiamo per qualche minuto in silenzio, a capo chino, raccolti nelle nostre meditazioni, ma basta alzare per un attimo gli occhi dell’immaginazione per vedere una patina densa e turbolenta di pensieri volteggiare a mo’ di ectoplasma sopra le teste dei novelli sommi poeti. Le menti sono al lavoro, stanno pescando, nei meandri dei tessuti celebrali, ricordi che la vita ci ha regalato.

Si leggono alcune descrizioni: ecco allora sbucare fuori dal cappello magico delle nostre menti, l’uomo cinquantenne che ha perso il lavoro e non sa come comunicarlo alla famiglia, il giovane amareggiato per l’ennesimo e inutile colloquio di lavoro, la donna delusa dalla storia d’amore che impacchetta i suoi oggetti prima di fuggire ancora, l’allenatore cacciato dal presidente perché l’onestà non serve per vincere, lo studente meritevole che ha fallito un esame e non può concedersi il lusso di andare fuori corso.

È la realtà quella che viene fuori. Quasi sempre triste.

Che forse il dovere dello scrittore sia quello di usare le parole in modo da mettere in ordine i fatti e le vicende della vita? Che forse raccontare la vita vera sia l’unico tema importante per uno scrittore?

di Giorgio Giaccaglini

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