Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie.

Laboratorio di scrittura creativa RAI-ERI “Il libro che non c’è” - Il set di Ulisse

Il set di Ulisse

Si parla del dialogo. C’è chi ne fa molto uso e chi quasi per nulla. C’è chi come Hemingway ne è uno specialista e scandisce il ritmo della storia con un intenso scambio di battute e chi come la Yourcenar lo usa quasi fosse un inciso che si dissolve nella totalità della pagina. Non esiste una regola.

Il dialogo è difficilissimo, tengono a precisare i nostri insegnanti, è una specie di piccolo racconto, con una situazione di partenza, un climax e una conclusione.

Il dialogo ha un testo e un sottotesto. Volendo usare una similitudine potremmo raffigurarlo a un iceberg. Le parole scritte ne rappresentano la parte visibile, ma quelle parole non si sostengono, non sono credibili ed efficaci, se sotto, non visibile, non c’è una profonda conoscenza del vissuto dei personaggi. Solo in questo modo il non detto, l’implicito o il sottointeso, riesce a emergere.

La trattazione sul dialogo è accattivante. Prendo appunti, registro la lezione, ma di tanto in tanto mi distraggo. Controllo, con una cadenza sempre maggiore col procedere del tempo, se sul mio cellulare, silenziato, arrivi qualche messaggio. In realtà ne aspetto uno di messaggio, uno in particolare.

Ore diciotto. Arriva un SMS. Leggo: “Adesso?”. Rispondo con un rapido ok. Mi precipito al bar. È lì che mi aspetta una ragazza della redazione di Ulisse. Percorriamo un labirinto di luminosi corridoi, arriviamo a una grigia e imponente porta metallica. L’apriamo. Vedo scuro. Entro in un mondo inconsueto rispetto a ciò che mi lascio alle spalle. E’ la mia porta su un universo fantastico. Con l’esitazione del primo giorno di scuola mi muovo nello studio di registrazione della trasmissione di Alberto Angela. C’è silenzio. La sala è in penombra. Davanti a me, ben illuminata, riconosco la scenografia tante volte osservata in tv. La ragazza mi indica una sedia. Mi sistemo con la rapidità di una testuggine per evitare di rimanere impigliato nella miriade di cavi che sbucano in ogni dove. Lui, Angela, è in mezzo alla scena: sta parlando. Ne riconosco il gesticolio. A un tratto, sento una voce possente diffondersi nella sala. Dice: no, non va bene, è da rifare. Intorno a me scopro un mondo che a noi, teleutenti seduti sul divano di casa, è celato. E allora, vedo la scenografia a tutto tondo e non un’inquadratura alla volta, vedo l’agitarsi del cameraman e del tecnico delle luci, l’uomo con la cartellina che dà i tempi e quello che sistema i microfoni. Vedo la costumista che toglie la piega dalla giacca di Angela e l’estetista che gli tampona il viso. Rimango colpito dalla durata di ciascuna ripresa non più lunga di trenta quaranta secondi. E poi vedo lui che a ogni interruzione lascia il centro dello studio e vieni lì, a pochi passi, dove io sono seduto, per seguire sui monitor della sala di controllo il risultato della scena appena girata.

È in uno di quei momenti che si avvicina a me. Mi fa cenno di passargli i libri che tengo stretti tra le braccia. Sono Una giornata nell’antica Roma e Viaggio nel Cosmo. Mi lascia una dedica su entrambi. Su uno mi saluta con un Ave Giorgio. Il cameraman registra l’evento: quella dell’autografo e di noi che scambiamo qualche parola. Mi dice: potrebbe andare nel backstage della puntata. Poi Angela mi fa cenno con la mano di seguirlo. Andiamo in mezzo allo studio e lì ci fanno una foto. D’alto, tuona la stessa voce possente di poco prima: un quarto d’ora di pausa. Lo saluto con la felicità di un bambino che ha appena ricevuto un regalo inaspettato. Ricambia il saluto e mi dice: buona fortuna per il corso.

Varco di nuovo la soglia che separa i due mondi. Ritorno nel mio. Ritorno nel set in cui gli attori in scena non hanno un copione ben scritto. Un copione da imparare a memoria. Ritorno nel set In cui non puoi dire: rifacciamo la scena, questa è venuta male. Lì, anche se la prima non è buona, devi accontentarti di quello che viene.

di Giorgio Giaccaglini

Vota questo articolo
(2 Voti)

#StorieInVallesina

Racconti, storie, aneddoti di persone che vivono in Vallesina.

Le Nostre Rubriche

#StorieInVallesina

Eventi in Vallesina

Condividi in pochi secondi il tuo evento con tutta la community di Vallesina TV.
Esutur Bus Tour Operator

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere sempre informato sulle notizie della Vallesina.