Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie.

Laboratorio di scrittura creativa RAI-ERI “Il libro che non c’è” - La fine di un viaggio

La fine di un viaggio

Sono sul treno. È iniziato il viaggio di ritorno. L’ultima lezione del corso è terminata. Ci siamo lasciati, insegnanti e aspiranti scrittori, con un brindisi finale. Ci siamo salutati con abbracci, strette di mano e parole di circostanza segnate da un velato tono di commozione.

Mi soffermo a guardare attraverso il finestrino del treno, ma sullo sfondo nero del vetro vedo solo la mia immagine riflessa e di tanto in tanto lo scorrere della luce di un lampione, dei fari di un’auto o della finestra di una casa.

Mi rilasso e il pensiero va a quel giorno del 12 gennaio in cui mi avvicinavo con apprensione agli studi della RAI di via Teulada 66. Da allora sono trascorse dodici settimane, ho partecipato a dodici lezioni e ho percorso seimila chilometri in treno. Penso che tutto è concluso, volato in un baleno. Mi prende un po’ di tristezza.

Mi tornano in mente gli sguardi che rivolgevo oltre il finestrino del treno osservando un paesaggio che settimana dopo settimana acquistava un colore diverso e le lunghe ore di viaggio trascorse a leggere e a scrivere senza preoccuparmi di dedicare quel tempo a mansioni meno contemplative.

Mi tornano in mente i visi, i gesti, le parole degli occasionali compagni di viaggio che seguivo di sottecchi: la bambina che dormiva beata e raggomitolata dentro il sedile, il ragazzo tecnologico dal viso bonaccione, la ragazza nervosa che cercava la pace col suo mantra buddista e quella che al telefono parlava in inglese per non farsi capire. E poi i ragazzi orientali su cui studiavo da vicino gli inconsueti lineamenti del volto, l’anziana lettrice d’inglese che predicava la genetica supremazia della stirpe della perfida albione, la rumorosa famiglia napoletana che saltellava da un sedile all’altro come cavallette.

Mi mancheranno le lunghe passeggiate per l’Urbe, per il Tevere, per le insolite strade che svelavano all’improvviso i palazzi del potere, i musei a lungo desiderati e le chiese custodi di un dipinto di Caravaggio o del Mosè di Michelangelo.

Mi mancheranno i compagni variopinti del corso: la ragazza con la carrozzina in lega leggera, il superbo cantautore, la ragazza fuori di testa, l’iraniano con i suoi pistacchi importati, la ragazza dal forte accento toscano e quella con lo slang romanesco, la briosa e sorridente insegnante. Mi mancheranno gli Angela, il set di Ulisse, Fiorello e gli altri nomi famosi incontrati al bar di via Teulada, le imponenti antenne della RAI, l’auditorium della musica, la gastronomia romana, le corse in metrò e le bandiere giallorosse dei tifosi diretti allo stadio.

Il treno rallenta. Smetto di pensare. Una voce annuncia che la prossima fermata è la stazione di Jesi. Il convoglio si ferma. Scendo. Il viaggio è finito. C’è un po’ di malinconia.

Ma se al ritorno da un viaggio si prova un po’ di tristezza, allora significa che quel viaggio ha lasciato dentro di noi tanti bei ricordi.

di Giorgio Giaccaglini

Vota questo articolo
(0 Voti)

#StorieInVallesina

Racconti, storie, aneddoti di persone che vivono in Vallesina.

Le Nostre Rubriche

#StorieInVallesina

Eventi in Vallesina

Condividi in pochi secondi il tuo evento con tutta la community di Vallesina TV.
Esutur Bus Tour Operator

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla newsletter per essere sempre informato sulle notizie della Vallesina.